Il candidato sindaco di “Democratici per Monticelli”, Sergio Montanari, vanta un record personale di tutto rispetto: durante gli ultimi tre mandati amministrativi ha ricoperto tutti o quasi gli assessorati possibili, eccezion fatta per urbanistica e sanità. Circa quindici anni fa, in questo stesso periodo, il 49enne monticellese iniziava ad interessarsi alla politica attiva, ritenendola un’importante “forma di volontariato” e accettava l’invito dell’allora sindacalista Pietro Fermi, che gli propose di candidarsi alle comunali. Gli abbiamo posto alcune domande
Cosa l’ha spinta a candidarsi come sindaco di Monticelli?
«Mi sembra il coronamento del lavoro fatto nei tre precedenti mandati amministrativi. Me lo ha chiesto il centrosinistra, che vedeva in me la figura giusta, e ho accettato. Mi sento pronto per questa avventura, la considero ancora una importante forma di volontariato a favore dei miei concittadini».
Quale sarà la prima cosa che farà se sarà eletto primo cittadino?
«Una serie di riunioni col personale, per stabilire i criteri per migliorare la nostra macchina amministrativa. Proseguirò la sistemazione del centro storico con la pista ciclabile e gli interventi necessari per garantire la sicurezza stradale, ma anche per arginare la microcriminalità e i piccoli atti di vandalismo. Verificherò subito quali sono le priorità delle nostre frazioni».
La lista “Vivere Monticelli” deriva dalla scissione interna alla coalizione del centrosinistra che finora ha governato il paese».
Come si comporteranno gli elettori,a suo parere, di fronte a questa divisione?
«Non lo so. Spero che conoscano bene quali meccanismi hanno portato a questa divisione e sappiano valutare nel segreto dell’urna chi votare. Quella di Quintavalla è una decisione personale, non dettata dalla Margherita: mi auguro che il centrosinistra voti compatto, rispecchiando le scelte politiche che si stanno verificando anche a livello nazionale».
Di cosa ha bisogno, oggi, un paese come Monticelli?
«Di sicurezza maggiore per il cittadino, in ogni settore, ma soprattutto della certezza di poter vivere bene nel suo paese. Noi abbiamo servizi atti a migliorare la sicurezza, ma dobbiamo continuare a mantenere alta l’attenzione su questi problemi. Lo stesso vale per gli altri servizi necessari a migliorare la qualità della vita dei monticellesi».
La Rocca, la conca di Isola Serafini e il polo logistico di San Nazzaro sono i temi portanti delle tre liste monticellesi: in cosa si differenzia la vostra rispetto alle altre?
«Per la Rocca la differenza tra noi e la lista di Quintavalla sta nella nostra concreta volontà di restaurarla; entrambi, comunque, puntiamo ad ospitare al suo interno attività culturali, biblioteche e un centro di ricerca legato alla conca, tema su cui abbiamo lavorato bene durante il precedente mandato, ottenendo compensazioni ambientali positive che porteranno alla riqualificazione della zona circostante e del capoluogo».
Che dice del polo logistico che si sta formando?
«Sul polo logistico intendiamo seguire i limiti e i vincoli di sicurezza esistenti, ma a parte questo non abbiamo “pregiudizi” nei confronti della logistica. Vedremo come andrà col primo lotto di Gazeley, poi valuteremo insieme cosa fare..
C’è un modello di sindaco a cui s’ispira?
«Un sindaco come Veltroni: una figura trasversale che riesce a gestire le diverse situazioni di una metropoli come Roma, dialogando con tutte le persone appartenenti alle realtà più varie: fasce deboli, medie e alte. Un sindaco adatto a tutti, che sa conquistare tutti».
Definisca con un aggettivo i suoi “avversari”, Paolo Quintavalla e Giuseppe Folcia.
«Quintavalla in certi momenti diventa “incandescente” come la lava di un vulcano. Folcia ogni tanto è un pò troppo sarcastico».